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Con “La Variante Populista” Carlo Formenti tocca uno dei temi più controversi degli ultimi anni. Che cos’è concretamente il populismo? Ha dei confini politico-ideologici definiti o è un concetto con ampi margini di interpretazione? Appartiene alla tradizione politica della destra o della sinistra? È necessario richiamarsi al populismo in questi anni di depoliticizzazione e di sfiducia verso le istituzioni? L’autore cerca di rispondere a queste domande delineando alcuni passaggi cruciali della storia recente: l’avvento del liberismo e il conseguente attacco frontale alla democrazia e ai popoli europei, l’erosione dei diritti conquistati dai lavoratori dal dopoguerra ad oggi, gli imponenti processi di finanziarizzazione in atto dagli anni ottanta, le ondate di privatizzazione che hanno smantellato il welfare. Continua a leggere »»

“Che emozioni provava quando uccideva?” chiese il presidente della Corte d’Assise. “Niente, è come tirare il collo alle galline” rispose Vitalino Morandini, serial killer bergamasco che negli anni ’50 del ’900 in soli tre mesi massacrò a colpi di pietra o di piccone dieci persone, tra le quali un bambino, a scopo di rapina. Da quelle terribili ma poco note vicende Roberto Trussardi ricava un romanzo avvincente e movimentato nel quale si intersecano le vite dell’assassino e dell’investigatore che lo catturerà, in un contesto storico di profondi mutamenti sociali e culturali. Dopo “La taverna del diavolo” l’autore prende spunto ancora una volta da una storia vera successa nel 1955 per raccontarci il mondo contadino e la vita nei piccoli paesi al confine tra Bergamo e Brescia, facendoci tuffare un un turbinio di eventi che vedono un carabiniere dare la caccia all’assassino, scontrandosi con i colleghi e la Procura.

La tenacia di un carabinere, Nestore Battaglia ex partigiano, osteggiato dall’Arma stessa per come aveva gestito la piazza in occasione di un comizio sindacale attaccato dai fascisti e quella di un incallito ladro, Vitalino Morandini, pronto a tutto pur di campare senza lavorare.

Logan Laugelli Official in concerto :

Classe 1987, Logan Laugelli inizia a suonare dal vivo all’età di 16 anni in diversi gruppi punk e simili, con i compagni di liceo. Dal 2005 inzia una serie di registrazioni lo-fi amatoriali con brani in lingua inglese, con le contaminazioni di diversi generi musicali, portandole dal vivo di tanto in tanto accompagnato dalla chitarra acustica. Dal 2009, oltre a fondare, insieme all’amico Jim Mannez, Le Madri Degli Orfani, inizia anche il progetto “Canzoni Segrete”: trilogia, con brani intimisti e decadenti, spesso aiutato da vari musicisti del panorama indie bergamasco, bresciano e milanese, che vede la propria conclusione nel 2012 con la pubblicazione del terzo capitolo. Per la prima volta i testi sono scritti in italiano.

Nel 2014, l’incontro con Matteo De Napoli, produttore artistico di Fontana Indie Label 1933, gli apre le porte della collaborazione diretta con l’etichetta, diventando oltre che artista sotto contratto, anche talent scout, arrangiatore e responsabile dell’ufficio stampa.

Il 12 gennaio 2017 vede la luce il primo EP ufficiale dal titolo “La Noia del Sabato Sera”, prodotto da FIL1933 Group.

“Do you remember Balkan Route?” è un reportage multimediale sulle rotte balcaniche dei profughi nel dicembre 2015, un web doc che racconta la strada percorsa da migliaia di rifugiati per raggiungere l’Europa. Un viaggio attraverso i confini dei Balcani, che descrive il paradosso dei muri costruiti dai governi, in una regione oggi frammentata ma che fino a pochi anni fa era tutta riunita in un’unica nazione.

Era l’estate del 2015 quando migliaia di profughi provenienti da Siria, Iraq e Afganistan marciavano a piedi, lungo otto nazioni, pur di riuscire ad entrare in Europa sognando accoglienza e asilo politico. Da lì a pochi mesi, dopo l’innalzamento del muro al confine dell’Ungheria, le organizzazioni internazionali e i governi hanno costruito un sistema di smistamento dei rifugiati in transito sui Balcani. Come dei pacchi in una catena di montaggio, migliaia di persone venivano spostate da una stazione all’altra, da una nazione all’altra, in una gara dove più che la solidarietà contava l’urgenza dei governi di liberarsi di queste persone dalla propria nazione. La storia, che è possibile navigare sul sito, fotografa cosa accadeva sui confini dei Balcani in quel periodo.
Un viaggio partito in macchina da Bologna fino alla città ungherese di Roszke, dove ancora oggi c’è il muro anti migranti alto tre metri. E poi i villaggi della campagna fangosa della Serbia, diventata centro di smistamento burocratico per i documenti dei richiedenti asilo.
Fino ad arrivare in Croazia e Slovenia, dove a pochi chilometri dall’Italia ancora oggi esiste una recinzione, costruita per allontanare quei rifugiati che proprio lì in cima alle montagne non sono mai arrivati e che adesso è utile solo a impedire l’ingresso in area Schengen ai conigli e ai cervi.

Quattro graphic novel, disegnate da tre artisti, che si intrecciano con con le clip muovendosi su una mappa. Così le interviste e i disegni si ibridano per raccontare le storie delle persone conosciute lungo i duemila Km di confini attraversati… Continua a leggere »»

Eleftheria Lekakis insegna comunicazione presso l’Università di Sussex, UK. Le sue ricerche riguardano la relazione tra consumo, politica e cambiamento sociale. E’ la curatrice dell’archivio digitale #greekdocs.
#greekdocs (https://greekdocsblog.wordpress.com/) è un archivio digitale sulla crisi Greca che contiene più di 50 documentari indipendenti prodotti da cittadini, giornalisti e attivisti. Questi documentari offrono una differente prospettiva e un necessario riferimento per comprendere la crisi greca. Una crisi profonda che riguarda la politica, il sistema dei media, la società e la situazione dei rifugiati. La maggior parte dei documentari sono disponibili con licenza creative commons e quasi tutti hanno i sottotitoli in inglese. La produzione dei media indipendenti, durante i periodi di austerità e declino di fiducia nei media, fa dei documentari uno strumento necessario e molto potente di consapevolezza e di azione. Maggiori informazioni sull’archivio si possono trovare qui:
https://www.opendemocracy.net/uk/eleftheria-lekakis/greekdocs-archive-for-documentaries-about-crisis-in-greece

Argyrios Argiris Panagopoulos, di Solidarietà Pireo, racconterà delle pratiche sociali in atto in Grecia per far fronte alla crisi.

Alle 20:00 aperitivo di autofinanziamento con i prodotti del GAP, Gruppo di Acquisto Popolare di Bergamo, dalle 21:00 presentazione del progetto, proiezione di alcuni documentari e dibattito.

Silvia Pitzalis presenta il suo libro “Politiche del disastro. Poteri e contropoteri nel terremoto emiliano”, Ombre Corte edizioni. Al dibattito parteciperanno anche le Brigate di Solidarietà Attiva, che sono presenti in centro Italia da mesi, portando soccorso dal basso mediante la pratica dell’autorganizzazione.
Durante la serata sarà presente un aperitivo di autofinanziamento delle BSA.

“Politiche del disastro”- Che cos’è un disastro e come si manifesta? Quali poteri emergono e vengono alimentati nei contesti colpiti? È possibile un dialogo tra istituzioni e cittadini sui modi di affrontare le conseguenze? È possibile elaborare forme di autorganizzazione in risposta alla catastrofe volte a rigenerare l’esistenza di fronte alla violenza degli eventi e offrire anche soluzioni alternative rispetto a quelle istituzionali? Attraverso l’analisi etnografica, il lavoro di Silvia Pitzalis si propone di rispondere a queste domande, assumendo il terremoto dell’Emilia del maggio 2012 come caso di studio utile a ricavare indicazioni di carattere generale. Indagato nelle sue diverse fasi (emergenza, riallocazione e ricostruzione), il sisma, da accadimento fisico con effetti distruttivi e destabilizzanti sulla comunità, emerge come evento capace di generare mutamenti e, insieme, vettore e rivelatore di crisi sociali, politiche e culturali più ampie. Nel caso in esame il sisma ha offerto alle persone coinvolte l’opportunità di prendere coscienza della propria condizione non solo di terremotati, ma anche di cittadini inascoltati, che in risposta pongono in discussione l’ordine, le istituzioni dominanti e le loro politiche di intervento. Presentando un carattere trasformativo, il terremoto può così rivelarsi motore di meccanismi di rigenerazione sociale, politica e culturale, che investono e sono resi possibili da un “lavoro” che coinvolge tanto la dimensione individuale quanto quella collettiva.  Continua a leggere »»

Ancora un libro, ancora una storia che nasce in Kurdistan, è lo strordinario lavoro di Marco Rovelli che presenta La guerriera dagli occhi verdi.
“Ho voluto vederli subito gli occhi verdi di Avesta. Appena terminato il libro di Marco Rovelli sono andata alla ricerca del volto di questa donna e, tra i grovigli di internet, l’ho trovato in fretta. Eccola Avesta. Un paio d’occhi che riverberano il colore della divisa da guerriera. Un viso sottile, segnato da quella che definisco l’algebra perfetta delle rughe, linee che raccontano un’esistenza d’azione e pensieri. Mascolina, decisamente. Non sembrano pervenire tracce di debolezza o di smarrimento. Non oso neppure immaginare cosa abbiano visto quegli occhi verdi. Invece Marco Rovelli lo ha fatto: ha immaginato e scritto un mondo dietro un paio d’occhi. Ha ricostruito la vita di Avesta Harun, “la guerrigliera curda che ha sfidato il Califfato“. Avesta è stata uccisa sul campo di battaglia il 12 settembre del 2014. Lei e i suoi compagni del PKK, partito dei lavoratori curdi, erano impegnati nella riconquista di un villaggio vicino Makhmour. Ferita da un colpo sparato da un miliziano Isis. Avesta è spirata mentre i suoi tentavano di trasportarla ad Erbil, capitale del Kurdistan iracheno. Aveva 24 anni.

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Festeggiamo il patrono d’Irlanda a modo nostro.
Dalle 19.00 apericena con
zuppe, stufato, fonduta alla guinnes,coldcannon e molto altro
Il tutto condito con musica irlandese, una botte di birra a caduta e una stout di un microbirrificio bergamasco.
Ogni 3 birre una maglietta omaggio!

Una fredda mattina di dicembre l’ammiraglio Carrero Blanco, «l’Orco» come lo chiamano gli anti-franchisti, il successore designato di Francisco Franco, tornava come sempre dalla chiesa dove quotidianamente assisteva alla messa.
Quella fredda mattina di dicembre la sua monotona routine fu bruscamente interrotta da 75 chili di esplosivo collocati sotto il manto stradale. Nello stesso momento in cui «l’Orco» prendeva il volo con la sua Dodge nel cielo di Madrid, la dittatura iniziava rapidamente a sgretolarsi.
Quattro giovani baschi, il «Commando Txikia», dal nome di un loro compagno appena ucciso dalla polizia franchista, avevano vanificato il progetto di perpetuare il regime anche oltre la vita dell’ormai agonizzante Franco.
Sostenuti da un immenso amore per la libertà capace di vincere ogni dubbio e ogni tentennamento, grande al punto da renderli in grado di sopportare l’impossibilità di avere una famiglia, degli affetti, una vita normale, quella mattina il commando aveva realizzato qualcosa di impensabile: era riuscito a sferrare un colpo letale a un regime tirannico, vero e proprio fossile politico dell’Europa occidentale, che durava ormai da quasi quattro decenni.
Il coraggio e la risoluta tenacia del «Commando Txikia» posero la Spagna finalmente nella condizione di liberarsi dalla dittatura e dall’oppressione. Non così il popolo basco, che ha continuato a vedersi negare il suo diritto a essere Nazione anche dopo l’avvento della democrazia: Euskal Herria rimane ancora terra d’occupazione, nel silenzio del mondo.

Un viaggio nella Grecia della crisi, attraverso le taverne di Atene e Salonicco, firmato dal regista Andrea Segre insieme al cantautore Vinicio Capossela, già autore di Tefteri, il libro dei conti in sospeso (edito dal Saggiatore) e dell’album Rebetiko Gymnastas. 
Proprio il Rebetiko, la musica della rabbia greca, è il filo conduttore del film, che dopo il successo al Festival di Locarno, questa sera sarà proiettato dopo la presentazione degli stessi Segre e Capossela, collegati in diretta via satellite dal cinema Anteo di Milano. “Quale ribellione mi accese – racconta Capossela – subito nel cuore questa musica. Rebetiko si chiama. Rebet, dal turco ribelle. 
Se l’uomo capisse che si vive soltanto una volta e mai più, probabilmente non sarebbe disposto a passare la vita come la passa. Allora questa musica è rivoltosa perché accende in noi la consapevolezza che ogni attimo è eterno, perché è l’ultimo: è quello che ci invidiano gli dei”.
“I rebetes, i musicisti del rebetiko, – scrive Andrea Segre – sono portatori dell’identità moderna della Grecia, trasportando con sé il dolore dell’esilio e le ribellioni alle violenze della storia. E’ una musica contro il potere, non autorizzata, indebitata. I rebetes sono portatori di questa identità, di cui celebrano un funerale pieno di sconfitta, disperata ribellione e silenziosa speranza. I loro concerti e le loro parole riempiono le taverne notturne di Atene e Salonicco, sfiorano le scritte sui muri, ascoltano il mare dei porti e incontrano il cammino di Vinicio Capossela, musicista e viandante che intreccia le sue note con i pensieri nel suo diario di viaggio, il tefteri. 
Così la Grecia diventa l’Europa, la sua crisi la nostra e il rebetiko il canto vivo di un’indebita e disperata speranza”.