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L’autore Pino Tripodi insieme ad Angelo Bendotti dell’ISREC dialogheranno sull’insurrezione di Santa libera.
È una pagina dimenticata della storia della resistenza. O meglio di ciò che la resistenza avrebbe potuto continuare a essere anche dopo il 1945. O è più semplicemente un frammento di quella storia ribelle che come tale ha attraversato il movimento partigiano ma si è manifestata anche ben prima di tutto ciò. E che dopo di allora, pur con esiti altalenanti e a prima vista sempre più incerti non ha mai smesso di fare irruzione nella realtà.

La vicenda che Pino Tripodi racconta in Per sempre partigiano (DeriveApprodi, pp. 246, euro 16,00), è però prima di tutto un potente antidoto alla pacificazione della memoria, al suo trasformarsi in oggetto museale, valido per le celebrazioni e le ricorrenze ma mai e poi mai per la vita vera. Questo libro intenso, solcato dal timbro narrativo del memoir come dal linguaggio della poesia, colpisce invece allo stomaco, chiede partecipazione, induce all’indignazione come alla speranza, alla rabbia in egual misura che al riso.

Vi si narra dell’insurrezione di Santa Libera, scoppiata nell’estate del 1946 tra le colline comprese tra le province di Cuneo, Asti e Alessandria e che Tripodi ricostrusce a partire dalla figura di Giovanni «Primo» Rocca, già comandante della Stella rossa, poi divenuta la IX divisione d’assalto Garibaldi, che di quegli eventi fu uno dei protagonisti; testimone di una volontà di mutamento radicale della società che fu anche e prima di tutto volontà di trasformare se stessi.

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